Àncora
Per l’artista Guido de’ Costanzo, l’àncora non è semplicemente un oggetto legato al mondo marittimo, ma diventa un potente simbolo dell’essenza dei valori universali. Rappresenta il punto fermo, la stabilità in un’epoca caratterizzata da una frenesia crescente e da una cultura del “mordi e fuggi”, dove tutto si consuma rapidamente e poco resta. In questo scenario, l’àncora si pone come opposizione alla precarietà, come emblema di un sistema di vita più consapevole e duraturo.
In particolare, per i giovani, essa diventa un riferimento essenziale: se da un lato può apparire come un freno al continuo movimento, dall’altro induce alla riflessione, all’ascolto interiore, alla ricerca di un’armonia tra il pensiero e la realtà circostante. L’àncora invita quindi a una pausa necessaria, un momento di consapevolezza che impedisce fughe impulsive e pericolose in avanti.
Essa aiuta a riscoprire punti di riferimento stabili, valori duraturi e fondanti della nostra cultura. Richiama principi solidi, antichi, come le àncore greche e romane adagiate sul fondo del Mar Mediterraneo, custodi silenziose di civiltà lontane ma ancora presenti nel nostro patrimonio culturale.
L’opera si compone di una struttura in acciaio industriale, trattata in modo da evidenziare l’azione corrosiva e incessante del tempo, e assume le sembianze di una porta: simbolo di passaggio, di soglia tra ciò che è stato e ciò che sarà.
Una cima riciclata sostiene in sospensione una pietra, un frammento autentico della roccia dolomitica di Capri, rinvenuto personalmente dall’artista lungo il sentiero che conduce al Passetiello. Questa pietra è collegata alla base d’acciaio tramite un anello di catena, a sua volta parte della struttura portante.
La porta, dunque, rappresenta il transito tra passato e futuro. La pietra, in bilico perfetto, unisce natura e memoria. L’uso di materiali locali e di elementi tipici della navigazione – la cima, la catena, l’àncora – rievoca le tradizioni di un popolo profondamente legato al mare. Per de’ Costanzo, questi elementi sono un chiaro richiamo ai nostri valori più profondi e alla nostra identità mediterranea.
For the artist Guido de’Costanzo, the anchor is not simply an object tied to the maritime world, it becomes a potent symbol of the essence of universal values. Representing the fixed point, the stability in an era characterized by a growing frenzy and a culture of ‘hit and run, in which everything is consumed rapidly and little remains. In this scenario the anchor arises in opposition to such an unsettled state as an emblem of a more conscious and lasting way of life.
For the young, especially, the anchor becomes an essential point of reference: if on the one hand it may appear as a brake to continuous movement, on the other hand it leads to reflection, to inner listening, to the search for a harmony between thought and the surrounding reality. Therefore the anchor invites a necessary pause, a moment of awareness which prevents in advance impulsive and dangerous escape mechanisms.
The anchor helps to rediscover points of stable reference, enduring values and the foundations of our own culture; to recall solid, ancient foundations like the Greek and Roman anchors laid down on the bottom of the Mediterranean Sea, silent custodians of distant civilizations but still present in our cultural heritage.
This work is composed of a structure in industrial steel, treated in a way so as to highlight the corrosive and incessant action of time, it takes on the appearance of a door: the symbol of a crossing, a threshold between what has been and what will be.
A recycled upper section secures an authentic fragment of a dolomitic rock of Capri, personally found by the artist along the path that leads to the Passetiello. This rock is connected to the steel base by means of a chain link, which is itself part of the supporting structure.
The door therefore represents the transit between past and future. The rock, in perfect balance, uniting nature and memory. The use of local materials and typical elements of navigation - the frame, the chain, the anchor - recalls the traditions of a people profoundly tied to the sea. For de’Costanzo, these elements are a clear recall to our deepest values and to our Mediterranean identity.